Export Italia - Gennaio-settembre 2023

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Situazione generale

Report redatto da Carlo Flamini, responsabile dell'Osservatorio del Vino UIV

Senza lo sfuso, che ha registrato un’impennata delle vendite a sconto nel trimestre a settembre, l’export di vini tricolori nei nove mesi di quest’anno chiuderebbe in calo del 4% a volume e del 2% a valore. Rimessi nel conto i vini in cisterna, la situazione volume salda a zero, per un totale di 15.8 milioni di ettolitri e valori poco sopra i 5.6 miliardi di euro.

I peggiori in termini sia volumetrici che valoriali sono i vini fermi, sotto del 5% su entrambe le colonne, seguiti dagli spumanti a -3% volume ma con listini che restano inflazionati (+6%) e quindi saldo valoriale di +2.5%. Bene invece i frizzanti, pescati da molti consumatori in giro per il mondo come comoda alternativa proprio allo spumante, con dati volumetrici a +4.6% e valori saliti a +9%, per un peso volume sul totale export salito all’8%.

A livello di trimestri, quello chiuso a settembre risulta il peggiore in termini valoriali dal lontano marzo 2021, a -6%, mentre grazie alla innaffiata di vino sfuso il volume – pur restando negativo, a -2% - raddrizza seppur di poco la già scarsa performance di quello precedente. Sui volumi, siamo sotto soglia zero ormai dal secondo quarto del 2022.

Spumanti

Gli spumanti pagano pegno alle incerte performance del Prosecco, che pur migliorando rispetto alla prima metà dell’anno resta sotto del 4% circa a volume. Leggermente sotto lo zero anche l’Asti, mentre quelli che corrono (o comunque perdono meno) sono gli spumanti varietali e comuni, quelli che insomma costano meno e che ormai il consumatore internazionale (come quello italiano dopotutto) in tempi di crisi ha imparato a conoscere e a non abbandonare più.

Anche per le bollicine, le curve trimestrali sono sotto lo zero dall’ultimo quarto del 2022, mentre l’effetto deprezzamento sulle scelte si fa sentire sui valori, in calo per il sesto quarto consecutivo e per la prima volta a settembre finiti in terreno negativo (-1.7%).

Le performance incolori della spumantistica italiana hanno due protagonisti precisi: Usa (-18%) e UK (-6%, anche se a onor del vero si era messi molto peggio a inizio anno). Tiene la Germania, calano Belgio e Svizzera. In forte crescita ancora la Francia (+22%), la Svezia e la Polonia.

Per il Prosecco, gli Usa chiudono a -16%, UK a -6% (in recupero, anche se si deve associare il -10% del Belgio), Germania a zero mentre le cose migliori – oltre alla Francia – arrivano Polonia, Russia, Svezia e Austria.

Vini fermi

Capitolo vini fermi: detto di un saldo generale a -5%, con prezzi medi ormai fermi a zero, i più impattati a livello di categorie sembrano essere i Dop (-6.6% contro il -4% degli Igp), con i rossi ormai in approdo di quota -10% e valori a -6%. Meglio i bianchi, che comunque chiudono i conti dei nove mesi a -4% volume, con gli Igp a saldo zero.

Le curve per trimestre vedono un’accentuazione dell’erosione a valore a partire dal secondo quarto, con i volumi a seguire a ruota in un perfetto allineamento. I volumi in particolare sono sotto lo zero termico dal secondo quarto del 2022, mentre la spinta inflattiva che aveva sospinto i valori per tutto il 2022 sembra ormai un ricordo lontano: ovvero, gli aumenti – dice il mercato, specie quello che ragiona in dollari  – ve li dovete gestire da voi.

A livello Paesi, l’effetto destocking continua ad appesantire il bilancio non solo in Usa (-11%), ma anche nel vicino Canada (-17%). Fatichiamo anche in Germania e Svizzera, oltre al Giappone, mentre grazie allo spauracchio accise i vini fermi in UK sono stati richiesti in anticipo. Male anche pezzi importanti del Nord Europa, come Belgio, Danimarca e Svezia.

Tra le Dop, i più penalizzati – essendo anche i più esposti sul mercato americano – continuano a essere i toscani rossi (-14%, di cui -21% in Usa) e quelli veneti, che al calo statunitense affiancano una vera debacle in Canada (-32%) e Scandinavia. Meno traumatica la situazione dei bianchi veneti, anche se pesa il -14% patito in America e UK. I rossi piemontesi chiudono a -6%, con la Germania e la Francia a compensare Canada, Usa e Nordeuropa. In passivo anche i siciliani, bianchi ma soprattutto rossi (-9%), con forti negatività sul mercato anglosassone.

Per colore, i bianchi sembrano complessivamente star meglio dei cugini: i cali volume sono attorno al 2%,contro un -8% dei rossi, generato da Usa (-17%), Canada (-19%) ma anche Germania, Giappone e Nordeuropa. Per i bianchi, criticità in Usa, ma tutto sommato positivi i mercati di seconda fascia, come UK, Germania e Paesi Bassi. Russia ancora fortemente positiva, a +16%.

Vini sfusi

Come detto in premessa, sono stati gli sfusi a bilanciare i cali dei vini confezionati, con un totale di 3 milioni di ettolitri tondi, equivalenti a una crescita di quasi il 20% rispetto allo stesso periodo del 2022. Data l’urgenza di far spazio nelle cantine, la crescita ovviamente è stata tutt’altro che virtuosa: i valori sono in crescita di appena il 2.5%, per via di un prezzo medio stracciato a -14%, con i comuni sotto dell’8% (-16% i rossi), ma anche i Dop e gli Igp non indenni dalla stessa dinamica. Si segnala il dato dei bianchi a denominazione, a +30% circa volume, con prezzi sotto l’euro (ovvero -5% sul 2022). In questa categoria di prodotto non è difficile trovare Pinot grigio delle Venezie uscito un po’ a sconto da qualche cantina in sovrappeso.

A livello di quarti, il terzo trimestre 2023 riporta le lancette sopra quota 20 milioni di litri, livello che non si toccava dal settembre 2019: segno inequivocabile di un fuori tutto quasi disperato.

Gli exploit volumici hanno un solo destinatario: la Germania, che da gennaio ha assorbito quasi 2 milioni di ettolitri (+32%), pagando in media 60 centesimi di euro (-5%).

 

In particolare, verso il mercato tedesco gli incrementi volumici tra il luglio-settembre 2023 e 2022 sono stati pari a circa il 40%, con prezzi medi inchiodati per i bianchi (anche se in calo rispetto all’anno scorso, 0.46 contro 0.52) e in caduta libera per i rossi, che nel giro di pochi mesi (da marzo all’incirca) hanno perso 10 centesimi di valore, piombando a 39 cents.